Cravatte Marinella

Marinella a Napoli è così popolare che è diventato un punto di riferimento per orizzontarsi tra piazza Vittoria e la villa Comunale.

Marinella da circa 100 anni significa la camicia, la cravatta, il papillon, il foulard, la sciarpa, il pullover, il berretto, le scarpe che un gentiluomo deve o dovrebbe avere.



Non c’è un centimetro nel negozio di Marinella che non sia inglese, compresi gli stipiti; e ciò non per snobismo,ma per una scelta di Don Eugenio, il capostipite della dinastia, che aveva da soddisfare i gusti di una clientela, fra l’altro, composta di amazzoni e di cavalieri napoletani, italiani e stranieri, che cavalcavano lungo la pista dell’allora folgorante villa Comunale,sita proprio dirimpetto alle vetrine Marinella. A Don Eugenio bastava guardare e soppesare un cliente per consegnarli una camicia perfetta col secondo bottone sull’avambraccio.



“È la somma dei piccoli particolari che fanno l’uomo elegante. Mai una camicia azzurra di sera e mai una cravatta rossa sfacciata”



Sono alcuni degli insegnamenti che distribuiva Marinella.

All’inaugurazione del negozio, avvenuta il 26/06/1914, e in cui furono offerti viole alle signore e colonia Floris ai signori, intervenne anche, nientedimeno, che Matilde Serao, che il giorno seguente ne scrisse della sua celebre rubrica: Ape, Mosconi, Vespe.



Marinella divenne una leggenda.

Più che un negozio di abbigliamento, era un salotto, un foyer… Il Principe Umberto di Savoia vi andava a comprare le cravatte per le sue uscite in borghese. Lo zio Emanuele Filiberto Duca D’ Aosta, vi passava interi pomeriggi. Due guerre micidiali; tre sistemi di governo liberale, dittatoriale e democratico – tutto cambiato e sconvolto, ma Marinella dal nonno al figlio Gino e col brillante nipote Maurizio rimane al solito posto per trasmettere il suo mite messaggio di bon ton.

Sono questi motivi e i fatti per cui Marinella è un punto di riferimento, di arrivo e di partenza della storia del costume non soltanto napoletana.

Una cravatta, un fazzoletto, un berretto, un pullover di Marinella, anche consumati si conservano come cimeli.





TESTO TRATTO DALL’OPUSCOLO DI MARINELLA

SCRITTO DA DOMENICO REA, SCRITTORE E GIORNALISTA ITALIANO (NAPOLI, 1921-1994)